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il Blog della Web Analytics in Italia

Google Analytics: nuovo User Management

Una gestione non ottimale delle utenze rappresentava uno dei punti deboli di Google Analytics rispetto ai competitor. La semplice distinzione tra utenze di tipo User e utenze di tipo Admin era infatti piuttosto limitante e non permetteva personalizzazioni avanzate: o si era User vincolati alla semplice visualizzazione dei dati (dei profili abilitati) o si era Admin e dunque in grado di operare attivamente all’interno delle configurazioni degli account e dei profili (filtri, obiettivi, gestione utenze ecc…). Nessuna via di mezzo.

Google ha finalmente introdotto una nuova configurazione dei permessi, rivoluzionando il concetto User-Admin. Alla base del nuovo sistema di gestione delle utenze esistono tre livelli di permessi distinti:

- Manage Users: si limita alla gestione degli accessi, aggiungendo o eliminando utenze o assegnando diversi permessi. Il ruolo non include la modifica di altre impostazioni e la visualizzazione dei dati.

- Edit: ruolo di tipo amministrativo a livello di configurazione delle impostazioni relative ai profili, come ad esempio modifica degli account, aggiunta dei profili o gestione dei filtri. Può inoltre visualizzare i dati (include il ruolo View). Non ha però potere sulla gestione delle utenze.

- View: limitato alla sola visualizzazione dei dati.

I tre permessi possono essere assegnati o singolarmente o in combinazione (es. Manage Users+View) e possono operare non solo a livello di account e di singolo profilo, ma anche a livello di web property.
Verrà rispettata la gerarchia Account -> Property -> Profilo, di conseguenza qualora i permessi vengano settati a livello di Account, verranno ereditati a livello di Property e Profilo. Dettaglio importante: scendendo di livello nella gerarchia i permessi non possono essere eliminati. Ad esempio, se un utente ha il permesso Manage Users a livello di account, a livello di property o di profilo non può essere limitato al permesso View, al massimo può essere aggiunto.

Lo User Management è raggiungibile tramite User tab.

Ogni utente (Email) potrà essere assegnato a zero (None) o più ruoli tramite semplici checkbox.
La migrazione rispetto alle impostazioni attuali avverrà in modo automatico quindi a chi è attualmente User verrà assegnato il permesso View, mentre agli Admin verranno assegnati i ruoli Manage User e Edit (che comprende già il View) al livello più alto della gerarchia (Account).


Adobe Summit – The Digital Marketing Conference – 2013

Si è appena concluso l’Adobe Summit 2013 di Salt Lake City, The Digital Marketing Conference che ha visto la partecipazione di oltre 4.500 digital marketer e senior leader.

La kermesse è stata l’occasione per Shantanu Narayen, CEO di Adobe, e Brad Rancher, Senior Vice President & GM Digital Marketing Business, per presentare le nuove proposte di Adobe Marketing Cloud che mirano alla semplificazione e alla riorganizzazione degli oltre 25 prodotti presenti in passato, condensandoli all’interno di 5 soluzioni – Adobe Analytics, Adobe Target, Adobe Experience Manager, Adobe Social, Adobe Media Optimizer:

- Adobe Analytics, comprende SiteCatalyst, Discover, Report Builder, Data Warehouse, Insight e Tag Manager;
- Adobe Experience Manager, comprende DAM, Scene7, CQ5;
- Adobe Target, comprende Test&Target, Test&Target 1:1, Recommendation, Search&Promote;
- Adobe Social, comprende Context Optional e Social Analytics;
- Adobe Media Optimizer, comprende Efficient Frontier, Search Center e AdLens.

Sono confermate le dismissioni di Adobe Digital Pulse e Adobe Survey che rimarranno disponibili fino a fine 2013 solo per i clienti in essere.

Adobe ha introdotto il single sign-on sull’intero Marketing Cloud, il che rappresenta il primo step necessario per rendere la suite realmente integrata. Non è ben chiaro fino a quale profondità l’integrazione sarà operata e fino a che punto si spingerà l’esperienza utente integrata, i 27 prodotti precedenti che erano standalone diventeranno ora componenti o sottocomponenti delle diverse soluzioni.

Le opzioni per Adobe Analytics vengono ora semplificate in 2 pacchetti:

Adobe Analytics Standard — inclusivo di SiteCatalyst, Data Warehouse, Discover e Genesis;
Adobe Analytics Premium — come lo Standard ma inclusivo di Insight.

E’ stata presentata la nuova interfaccia touch based per il Marketing Cloud collegata all’Adobe Creative Cloud. Tutte le soluzioni presenti nell’Adobe Marketing Cloud sono state poi arricchite e migliorate con capabilities per il mobile, l’interfaccia grafica è totalmente ridisegnata per tablet e smartphone e le caratteristiche mobile sono state applicate ad analytics, advertising, social app development, targeting dei contenuti su smartphone e tablet, gestione e delivery dei contenuti.

Presentati o annunciati inoltre:

- Cards e Boards: funzionalità di sharing su cui è possibile inserire annotazioni e commenti per facilitare la collaborazione tra i team;
- Feed: aggregazione di card condivise per avere una visione d’insieme sugli hot topic più rilevanti del team;
- Redesign completo di Adobe Social e debutto sempre di Adobe Social per mobile e tablet device;
- il Social Campaign Attribution già in beta;
- il Predictive Marketing Workflow in Adobe Analytics Premium a maggio e l’aggiunta delle funzionalità di Clustering in beta ad aprile;
- la presenza della cross-visit analysis e il nuovo Table Builder in Discover 3.2.

Per i clienti esistenti sarà da prevedersi nel corso del tempo un piano di migrazione per adeguarsi alle nuove soluzioni.


Rethink Shopping Cart Abandonment

Un nuovo report pubblicato da eMarketer nei giorni scorsi suggerisce come la complessità dei percorsi di acquisto tenda a ribaltare il senso delle metriche di ecommerce.

I responsabili dell’ecommerce sono abituati a vedere gli abbandoni del carrello come occasioni di vendita perse. Ma la crescente complessità del percorso di acquisto richiede un punto di vista più articolato secondo quanto riporta il report “Shopping Cart Abandonment: New Ways of Looking at the Purchase Path.”
I rivenditori più attenti si sono resi conto che mentre alcuni carrelli abbandonati rappresentano certamente occasioni perdute in termini di generazione di reddito, molte altre non lo sono.

A seconda delle fonti, negli ultimi 4 anni i tassi di abbandono del carrello nel mercato USA hanno oscillato intorno al 60%, quindi circa 6 acquirenti su 10 che inseriscono un prodotto nel carrello non procedono verso il check out.

Sebbene il tasso di abbandono del carrello di acquisto – cart abandonment rate – sia una metrica di conversione significativa, si corre il rischio che questa venga utilizzata impropriamente perchè in sé e per sé il cart abandonment rate non recepisce tutti quei fenomeni complessi che avvengono durante un processo di acquisto online. Se osserviamo il percorso di acquisto in un contesto più allargato, i clienti potrebbero ad esempio utilizzare il carrello per confrontare i prezzi e i costi di spedizione, oppure utilizzare il carrello come lista della spesa, per poi andare ad effettuare gli acquisti in negozio.

Osservando Il tasso di aggiunta al carrello – add to cart rate — la percentuale di visitatori che inseriscono articoli nel carrello durante la sessione, si aggiungono interessanti spunti per tentare di comprendere il comportamento di acquisto online. La misurazione dell’add-to-cart rate e del cart abandonment rate negli ultimi 5 trimestri tra il 2011 e il 2012, ha mostrato che l’add-to-cart rate è cresciuto di 2 punti percentuali, allo stesso tempo il tasso di conversione del carrello è sceso di 2,7 punti percentuali.

Il crescente numero di consumatori che effettuano ricerche per i loro acquisti via smartphone è un fattore che inflaziona ulteriormente i tassi di abbandono del carrello. Spesso vengono inseriti ordini nel carrello con i telefoni cellulari ma si preferisce completare il proprio acquisto su un PC o su un computer portatile.

Il report suggerisce che per migliorare i tassi di conversione, i venditori devono mettere in discussione alcune delle loro tradizionali assunzioni riferite all’abbandono del carrello e devono rivedere le strategie per trasformare i browser in acquirenti. Alcuni esempi:

- ripensare i carrelli di acquisto, andando a combinare le funzioni di lista della spesa con quelle di carrello della spesa;
- scoprire modi per comunicare con coloro che hanno abbandonato il carrello e fornire loro una buona ragione per riaprire il carrello;
- rivedere le metriche utilizzate per misurare il comportamente di acquisto. Alcuni abbandoni del carrello possono indicare un’insoddisfazione del cliente nei confronti del prodotto, dei servizi o dei prezzi. Altri possono essere un semplice segnale precursore di un acquisto in negozio, di una seconda visita su un device differente o semplicemente una visita ripetuta una volta che l’acquirente si è deciso a comprare.


Adobe® Marketing Cloud

Adobe introduce alcuni cambiamenti alla sua offerta di digital marketing e rinomina l’Adobe Digital Marketing Suite in Adobe® Marketing Cloud.

Le soluzioni che andranno a comporre l’Adobe® Marketing Cloud sono Adobe Analytics, Adobe Target, Adobe Social, Adobe Media Optimizer e Adobe Experience Manager, entro le quali saranno consolidati i prodotti già esistenti.

I prodotti che costituiscono Adobe Analytics sono SiteCatalyst, Discover, DataWarehouse, ReportBuilder e Insight.
I prodotti che entrano a far parte dell’offerta Adobe Target sono Test&Target, Recommendations, Search&Promote, Test&Target 1:1.
I prodotti che costituiscono Adobe Social sono Social, AdLens, CQ-SoCo e SiteCatalyst.
I prodotti che fanno parte di Adobe Media Optimizer sono AdLens, Audience Manager, SiteCatalyst e Display Ad Targeting.
Infine, i prodotti che ricadono nell’offerta Adobe Experience Manager sono WCM/CQ, Scene7, Landing Pages, Social Communities e DAM.

http://www.adobe.com/solutions/digital-marketing.html


Google Tag Manager

Google ha lanciato ieri 1 ottobre il proprio strumento di tag management chiamato Google Tag Manager.
Anch’esso gratuito ma reso disponibile come tool stand alone e dunque indipendente da Google Analytics, Google Tag Manager permette di controllare direttamente le principali attività di digital marketing, evitando i classici ritardi che si vengono a creare nell’implementazione dei codici di tracciamento. A titolo di esempio, sarà possibile lanciare campagne in autonomia smarcando l’intervento di figure tecniche o testare nuovi strumenti di marketing in modo rapido, grazie ad un’interfaccia particolarmente intuitiva.

L’idea di base di Google Tag Manager è simile a quella degli altri tool di tag management. Il cuore dello strumento è una porzione di codice chiamata container in grado di lanciare ed eseguire (“fire”), a seconda delle regole assegnate, i tag inseriti all’interno di Google Tag Manager. Il codice è di tipo asincrono quindi non rallenta il caricamento delle pagine nelle quali è contenuto e a quanto dichiarato non esiste limite nel numero di tag da includere.
Lo strumento è stato creato sulla base di tre principi: 1) Marketing Agility: pubblicazione in pochi secondi dei tag, permessi e ruoli utente per la gestione dei processi di inserimento dei tag, account multipli; 2) Dependable Data: caricamento veloce del tag, template predefiniti per i tag di Google, supporto per tag di terze parti; 3) Quick and Easy: tutti i tag sono visualizzabili in una sola vista, in modalità Preview e nella Debug Console.

Tra i tag predefiniti Google Tag Manager presenta le voci Google Analytics, Google AdWords Conversion Tracking e Remarketing, DoubleClick Floodlight Sales e Counter, ma è possibile inserire altri script utilizzando le opzioni Custom HTML Tag e Custom Image Tag. Non è ancora possibile inserire i tag di Content Experiments che saranno inclusi in una prossima release. Non sono inoltre disponibili i tag di altri vendor anche se è previsto un programma di accesso per gli altri vendor di digital marketing.

Google Tag Manager può essere utilizzato in parallelo alla vostra implementazione Google Analytics anche se non è da ritenersi una best practice.


Google Analytics – News

Il team di Google Analytics continua frequentemente a rilasciare aggiornamenti e migliorie, ecco le novità per il mese di Agosto.

Segmentazione dei dati Real-Time

La reportistica Real-Time, introdotta un anno fa, è uno dei punti di forza di Google Analytics 5.

Nonostante i limiti intrinseci al real-time, il team di Google nelle ultime settimane ha apportato alcune migliorie in grado di fornire analisi più dettagliate.

In precedenza la suite Real-Time per quanto utile era abbastanza “rigida” e poco personalizzabile, ma da oggi è possibile segmentare i dati real-time. Cliccando su una qualsiasi dimensione presente nei report (il mezzo, la sorgente, il paese ecc…) verrà applicato un segmento che include la dimensione o le dimensioni cliccate.

Se ad esempio viene lanciato un post su Facebook che punta ad una determinata pagina del sito, è possibile monitorare in real-time l’attività che riguarda esclusivamente il traffico proveniente da Facebook relativo a quella determinata pagina.

Shortcuts

Ancora in beta, la nuova funzionalità denominata Shortcuts permette di salvare nell’apposita sezione presente in Home i report (sia i report standard sia i report personalizzati) che analizziamo più spesso, compresi tutte le impostazioni e i filtri del caso.
Se quotidianamente abbiamo la necessità di analizzare il traffico proveniente da Imola, possiamo seguire una prima volta il percorso “standard” per raggiungere il report (accedere ai rapporti standard, aprire il menu Audience, cliccare su Demographics, selezionare Location, cliccare su City e filtrare per Imola) e salvare queste impostazioni attraverso l’apposito bottone “Shortcut”. In questo modo non sarà più necessario seguire ogni giorno il percorso standard ma basterà cliccare sul report “Imola” presente sotto Shortcuts.

Multi Channel Funnels – Reporting API
Sono state rilasciate le Multi Channel Funnels Reporting API che consentono di effettuare query sulle metriche dei Multi Channel Funnels (vedi lista completa) quali Assisted Conversions, Top Paths First Interactions Conversions, Last Interaction conversions ecc…

Sarà quindi possibile incrociare i dati multi-channel, oltre che con altre metriche di GA, anche con dati di altre fonti e realizzare presentazioni, visualizzazioni e applicazioni ad hoc.


Changes to Yahoo! Web Analytics Offerings

Dopo un attenta valutazione, Yahoo! ha deciso di apportare modifiche significative al servizio Yahoo! Web Analytics con la dismissione del servizio per gli account analytics-only e la dismissione del network Yahoo! Web Analytics Consultant.

Il comunicato emesso ieri da Yahoo! recita che a partire dal 31 agosto 2012 i progetti esistenti di Yahoo Web Analytics saranno in modalità “read only”, con accesso ai soli dati storici per un periodo di due mesi. Si raccomanda quindi di rimuovere i tag dalle pagine a partire da quella data poichè non andranno più a popolare l’account YWA.

Se si desidera conservare i dati storici del proprio account, si consiglia di utilizzare la funzione di data export. A partire dal 31 ottobre 2012 infatti tutti i progetti di Yahoo! Web Analytics programmati per essere disattivati saranno spenti, sarà inoltre disattivato il Yahoo! Web Analytics Consultant Network per tutti gli utenti.

Nel 2008 Yahoo! aveva acquisito IndexTools per offrire web analytics e insight ai clienti small-medium business, in particolare per i clienti di Yahoo! Store, per permettere loro di vendere beni e servizi online in modo efficiente.

L’integrazione di Yahoo! Store con Yahoo! Web Analytics ha dimostrato di essere molto popolare, tant’è vero che oltre l’80% degli Yahoo! Store utilizza la piattaforma di analytics per ottimizzare la propria presenza online.
Il servizio rimarrà attivo per la community dei clienti Yahoo! Store e per un numero limitato di altri clienti non meglio precisati (si parla degli utenti di Right Media Exchange).


Google Content Experiments & Google Website Optimizer

Dal 1° Agosto 2012 non sarà più accessibile la versione stand alone di Google Website Optimizer, lo strumento free di Web Site Testing (A/B e Multivariati) di Google. Come già annunciato in precedenza infatti, il tool verrà incorporato all’interno di Google Analytics nella sezione “Esperimenti” del menu “Contenuti” (da qui il nuovo nome: Content Experiments).

Oltre alla nuova interfaccia, Content Experiments si differenzia da Google Website Optimizer:

    • permette di utilizzare i Segmenti Avanzati di Google Analytics per avere una visione più dettagliata delle performance relative alle diverse fasce di utenza;
    • richiede di inserire nuovo codice solo sulla pagina sotto test, le conversioni verranno registrate grazie al codice standard di GA;
    • il motore statistico dietro allo strumento è stato migliorato per raggiungere i risultati più velocemente e la visualizzazione delle alternative si basa ora su un’“Allocazione Dinamica del Traffico” che prevede che le varianti con performance migliori ricevano più traffico;
    • i risultati degli esperimenti non saranno disponibili per le prime 2 settimane (in modo da promuove la confidenza statistica) e i test privi di un vincitore verranno rimossi automaticamente dopo 3 mesi (per evitare il protrarsi di esperimenti poco efficaci).

Tuttavia per il momento il tool presenta ancora alcune forti limitazioni:

    • non è possibile impostare Test Multivariati;
    • gli A/B test funzionano esclusivamente tramite URL Redirect;
    • non si possono impostare transazioni eCommerce come Goal;
    • ogni esperimento può presentare al massimo 5 alternative (6 con l’Originale);
    • è possibile attivare al massimo 12 test contemporaneamente;
    • eventuali dati presenti nell’attuale interfaccia di GWO non possono essere importati su Content Experiments e andranno persi.

Google assicura ad ogni modo che stanno investendo risorse nello sviluppo di Content Experiments e che a questa prima versione del tool ne seguiranno altre più avanzate.


Adobe Discover 3

Con l’ultima versione dell’Adobe Digital Marketing Suite, presentata il 26 Aprile 2012, è stato rilasciato Discover 3. La migrazione alla nuova versione è avvenuta per tutti i clienti di Discover in maniera automatica. Ecco le principali novità:
- La user interface è diventata nera, per motivi sia di omogeneità del brand (vedi per es. Photoshop 6 Beta) sia di una più confortevole experience per la riduzione di luce emessa dal monitor;
- Aggiunto il folder Reports nella barra dei menu, contenente tutti i report di SiteCatalyst e i possibili template (trended, ranked, totals, fallout, flow, conversion funnel, site analysis, virtual focus group);
- Nei workspace, i report vengono ora visualizzati come dei tab orizzontali (non più verticali);
- È possibile personalizzare le tabelle dei dati con il Table Builder;
- È possibile effettuare il pivoting delle tabelle dati direttamente in Discover (senza essere costretti ad utilizzare Microsoft Excel);
- È stato aggiunto il panel Time per analizzare rapidamente i dati sotto diverse granularità temporali;
- Il concetto di Visitatore è stato centralizzato in tutti i report di tipo Path Flow o Fallout, grazie al rilascio di due importanti funzionalità: il Cross-Visit Pathing e il Cross-Visit Participation metric;
- Il Cross-Visit Pathing permette di analizzare i percorsi lungo la metrica Visitor (prima di Discover 3, vi era la possibilità di analizzare i percorsi soltanto lungo la metrica Visits);
- La metrica Cross-Visit Participation permette di analizzare, se applicata al report Marketing Channel, quanti contatti riceve ogni canale prima del “goal”, cioè della visita in cui avverrà la conversione. La metrica Cross-Visit Participation fornisce pertanto dati più elevati rispetto alla metrica Standard Participation (che si basa invece sul concetto di Visit).


Adobe Digital Marketing Summit US 2012

La kermesse dell’Adobe Digital Marketing Summit (summit.adobe.com) di Salt Lake City ha visto la partecipazione di circa 4000 operatori dell’area digital, content e marketing.

A fare gli onori di casa al Salt Palace di Salt Lake City Brad Rencher, senior vice president e general manager, Digital Marketing Business. E’ stato il Summit della definitiva consacrazione delle tendenze a favore del publishing con ampio spazio rivolto alle novità sulla piattaforma di Web Experience Management (WEM). L’integrazione della Digital Marketing Suite (Omniture) con la Publishing Suite è il grande punto di incontro dei due mondi.

Sono stati annunciate diverse novità:

- Adobe Social, il nuovo prodotto che combina il social publishing e l’engagement con il monitoring e l’analytics, per attribuire l’attività social ai risultati di business. Il prodotto si fonda in parte sulla tecnologia di social media management Context Optional/Efficient Frontier acquisita all’inizio di quest’anno da Adobe e in parte sullo strumento SocialAnalytics per il monitoring e l’analytics dei canali social già lanciato lo scorso anno;

- Discover 3, release che offre la possibilità di analisi dei flussi di tutte le variabili raccolte, un nuovo design dell’interfaccia utente e la possibilità di analizzare due segmenti contemporaneamente;

- Nuove capabilities di predictive marketing all’interno della Suite, progettate per ridurre la complessità associata ai modelli comportamentali predittivi. Con questi avanzamenti, Adobe mira a introdurre la predictive analytics e una migliore capacità nel decision making del marketing.

Queste novità mirano in particolare a decifrare con maggiore velocità trend e insight all’interno di sempre più vaste quantità di dati storici per offrire uno sguardo sui risultati potenziali futuri. La quantità dati in continua crescita rappresenta una sfida sempre più complessa per chi deve estrarre informazioni e insight ma allo stesso tempo rappresenta una grande opportunità di business insight.

- Efficient Frontier è ora parte dell’Adobe Digital Marketing Suite, per l’unione di campagne social, search, e display e la creazione di un’ottimizzazione multicanale delle diverse campagne

- E’ prevista una nuova versione di Search Center con strumenti dedicati alla previsione degli impatti associati ad una variazione del budget d’investimento in funzione degli obiettivi prefissati.

Infine Adobe ha stretto una partnership con hybris, per il multichannel commerce e l’ecommerce, forse anche in risposta alla strategia Smarter Commerce di IBM.




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