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il Blog della Web Analytics in Italia

Google Analytics: nuovo User Management

Una gestione non ottimale delle utenze rappresentava uno dei punti deboli di Google Analytics rispetto ai competitor. La semplice distinzione tra utenze di tipo User e utenze di tipo Admin era infatti piuttosto limitante e non permetteva personalizzazioni avanzate: o si era User vincolati alla semplice visualizzazione dei dati (dei profili abilitati) o si era Admin e dunque in grado di operare attivamente all’interno delle configurazioni degli account e dei profili (filtri, obiettivi, gestione utenze ecc…). Nessuna via di mezzo.

Google ha finalmente introdotto una nuova configurazione dei permessi, rivoluzionando il concetto User-Admin. Alla base del nuovo sistema di gestione delle utenze esistono tre livelli di permessi distinti:

- Manage Users: si limita alla gestione degli accessi, aggiungendo o eliminando utenze o assegnando diversi permessi. Il ruolo non include la modifica di altre impostazioni e la visualizzazione dei dati.

- Edit: ruolo di tipo amministrativo a livello di configurazione delle impostazioni relative ai profili, come ad esempio modifica degli account, aggiunta dei profili o gestione dei filtri. Può inoltre visualizzare i dati (include il ruolo View). Non ha però potere sulla gestione delle utenze.

- View: limitato alla sola visualizzazione dei dati.

I tre permessi possono essere assegnati o singolarmente o in combinazione (es. Manage Users+View) e possono operare non solo a livello di account e di singolo profilo, ma anche a livello di web property.
Verrà rispettata la gerarchia Account -> Property -> Profilo, di conseguenza qualora i permessi vengano settati a livello di Account, verranno ereditati a livello di Property e Profilo. Dettaglio importante: scendendo di livello nella gerarchia i permessi non possono essere eliminati. Ad esempio, se un utente ha il permesso Manage Users a livello di account, a livello di property o di profilo non può essere limitato al permesso View, al massimo può essere aggiunto.

Lo User Management è raggiungibile tramite User tab.

Ogni utente (Email) potrà essere assegnato a zero (None) o più ruoli tramite semplici checkbox.
La migrazione rispetto alle impostazioni attuali avverrà in modo automatico quindi a chi è attualmente User verrà assegnato il permesso View, mentre agli Admin verranno assegnati i ruoli Manage User e Edit (che comprende già il View) al livello più alto della gerarchia (Account).

Rethink Shopping Cart Abandonment

Un nuovo report pubblicato da eMarketer nei giorni scorsi suggerisce come la complessità dei percorsi di acquisto tenda a ribaltare il senso delle metriche di ecommerce.

I responsabili dell’ecommerce sono abituati a vedere gli abbandoni del carrello come occasioni di vendita perse. Ma la crescente complessità del percorso di acquisto richiede un punto di vista più articolato secondo quanto riporta il report “Shopping Cart Abandonment: New Ways of Looking at the Purchase Path.”
I rivenditori più attenti si sono resi conto che mentre alcuni carrelli abbandonati rappresentano certamente occasioni perdute in termini di generazione di reddito, molte altre non lo sono.

A seconda delle fonti, negli ultimi 4 anni i tassi di abbandono del carrello nel mercato USA hanno oscillato intorno al 60%, quindi circa 6 acquirenti su 10 che inseriscono un prodotto nel carrello non procedono verso il check out.

Sebbene il tasso di abbandono del carrello di acquisto – cart abandonment rate – sia una metrica di conversione significativa, si corre il rischio che questa venga utilizzata impropriamente perchè in sé e per sé il cart abandonment rate non recepisce tutti quei fenomeni complessi che avvengono durante un processo di acquisto online. Se osserviamo il percorso di acquisto in un contesto più allargato, i clienti potrebbero ad esempio utilizzare il carrello per confrontare i prezzi e i costi di spedizione, oppure utilizzare il carrello come lista della spesa, per poi andare ad effettuare gli acquisti in negozio.

Osservando Il tasso di aggiunta al carrello – add to cart rate — la percentuale di visitatori che inseriscono articoli nel carrello durante la sessione, si aggiungono interessanti spunti per tentare di comprendere il comportamento di acquisto online. La misurazione dell’add-to-cart rate e del cart abandonment rate negli ultimi 5 trimestri tra il 2011 e il 2012, ha mostrato che l’add-to-cart rate è cresciuto di 2 punti percentuali, allo stesso tempo il tasso di conversione del carrello è sceso di 2,7 punti percentuali.

Il crescente numero di consumatori che effettuano ricerche per i loro acquisti via smartphone è un fattore che inflaziona ulteriormente i tassi di abbandono del carrello. Spesso vengono inseriti ordini nel carrello con i telefoni cellulari ma si preferisce completare il proprio acquisto su un PC o su un computer portatile.

Il report suggerisce che per migliorare i tassi di conversione, i venditori devono mettere in discussione alcune delle loro tradizionali assunzioni riferite all’abbandono del carrello e devono rivedere le strategie per trasformare i browser in acquirenti. Alcuni esempi:

- ripensare i carrelli di acquisto, andando a combinare le funzioni di lista della spesa con quelle di carrello della spesa;
- scoprire modi per comunicare con coloro che hanno abbandonato il carrello e fornire loro una buona ragione per riaprire il carrello;
- rivedere le metriche utilizzate per misurare il comportamente di acquisto. Alcuni abbandoni del carrello possono indicare un’insoddisfazione del cliente nei confronti del prodotto, dei servizi o dei prezzi. Altri possono essere un semplice segnale precursore di un acquisto in negozio, di una seconda visita su un device differente o semplicemente una visita ripetuta una volta che l’acquirente si è deciso a comprare.

Adobe® Marketing Cloud

Adobe introduce alcuni cambiamenti alla sua offerta di digital marketing e rinomina l’Adobe Digital Marketing Suite in Adobe® Marketing Cloud.

Le soluzioni che andranno a comporre l’Adobe® Marketing Cloud sono Adobe Analytics, Adobe Target, Adobe Social, Adobe Media Optimizer e Adobe Experience Manager, entro le quali saranno consolidati i prodotti già esistenti.

I prodotti che costituiscono Adobe Analytics sono SiteCatalyst, Discover, DataWarehouse, ReportBuilder e Insight.
I prodotti che entrano a far parte dell’offerta Adobe Target sono Test&Target, Recommendations, Search&Promote, Test&Target 1:1.
I prodotti che costituiscono Adobe Social sono Social, AdLens, CQ-SoCo e SiteCatalyst.
I prodotti che fanno parte di Adobe Media Optimizer sono AdLens, Audience Manager, SiteCatalyst e Display Ad Targeting.
Infine, i prodotti che ricadono nell’offerta Adobe Experience Manager sono WCM/CQ, Scene7, Landing Pages, Social Communities e DAM.

http://www.adobe.com/solutions/digital-marketing.html

Google Tag Manager

Google ha lanciato ieri 1 ottobre il proprio strumento di tag management chiamato Google Tag Manager.
Anch’esso gratuito ma reso disponibile come tool stand alone e dunque indipendente da Google Analytics, Google Tag Manager permette di controllare direttamente le principali attività di digital marketing, evitando i classici ritardi che si vengono a creare nell’implementazione dei codici di tracciamento. A titolo di esempio, sarà possibile lanciare campagne in autonomia smarcando l’intervento di figure tecniche o testare nuovi strumenti di marketing in modo rapido, grazie ad un’interfaccia particolarmente intuitiva.

L’idea di base di Google Tag Manager è simile a quella degli altri tool di tag management. Il cuore dello strumento è una porzione di codice chiamata container in grado di lanciare ed eseguire (“fire”), a seconda delle regole assegnate, i tag inseriti all’interno di Google Tag Manager. Il codice è di tipo asincrono quindi non rallenta il caricamento delle pagine nelle quali è contenuto e a quanto dichiarato non esiste limite nel numero di tag da includere.
Lo strumento è stato creato sulla base di tre principi: 1) Marketing Agility: pubblicazione in pochi secondi dei tag, permessi e ruoli utente per la gestione dei processi di inserimento dei tag, account multipli; 2) Dependable Data: caricamento veloce del tag, template predefiniti per i tag di Google, supporto per tag di terze parti; 3) Quick and Easy: tutti i tag sono visualizzabili in una sola vista, in modalità Preview e nella Debug Console.

Tra i tag predefiniti Google Tag Manager presenta le voci Google Analytics, Google AdWords Conversion Tracking e Remarketing, DoubleClick Floodlight Sales e Counter, ma è possibile inserire altri script utilizzando le opzioni Custom HTML Tag e Custom Image Tag. Non è ancora possibile inserire i tag di Content Experiments che saranno inclusi in una prossima release. Non sono inoltre disponibili i tag di altri vendor anche se è previsto un programma di accesso per gli altri vendor di digital marketing.

Google Tag Manager può essere utilizzato in parallelo alla vostra implementazione Google Analytics anche se non è da ritenersi una best practice.

Google Analytics – News

Il team di Google Analytics continua frequentemente a rilasciare aggiornamenti e migliorie, ecco le novità per il mese di Agosto.

Segmentazione dei dati Real-Time

La reportistica Real-Time, introdotta un anno fa, è uno dei punti di forza di Google Analytics 5.

Nonostante i limiti intrinseci al real-time, il team di Google nelle ultime settimane ha apportato alcune migliorie in grado di fornire analisi più dettagliate.

In precedenza la suite Real-Time per quanto utile era abbastanza “rigida” e poco personalizzabile, ma da oggi è possibile segmentare i dati real-time. Cliccando su una qualsiasi dimensione presente nei report (il mezzo, la sorgente, il paese ecc…) verrà applicato un segmento che include la dimensione o le dimensioni cliccate.

Se ad esempio viene lanciato un post su Facebook che punta ad una determinata pagina del sito, è possibile monitorare in real-time l’attività che riguarda esclusivamente il traffico proveniente da Facebook relativo a quella determinata pagina.

Shortcuts

Ancora in beta, la nuova funzionalità denominata Shortcuts permette di salvare nell’apposita sezione presente in Home i report (sia i report standard sia i report personalizzati) che analizziamo più spesso, compresi tutte le impostazioni e i filtri del caso.
Se quotidianamente abbiamo la necessità di analizzare il traffico proveniente da Imola, possiamo seguire una prima volta il percorso “standard” per raggiungere il report (accedere ai rapporti standard, aprire il menu Audience, cliccare su Demographics, selezionare Location, cliccare su City e filtrare per Imola) e salvare queste impostazioni attraverso l’apposito bottone “Shortcut”. In questo modo non sarà più necessario seguire ogni giorno il percorso standard ma basterà cliccare sul report “Imola” presente sotto Shortcuts.

Multi Channel Funnels – Reporting API
Sono state rilasciate le Multi Channel Funnels Reporting API che consentono di effettuare query sulle metriche dei Multi Channel Funnels (vedi lista completa) quali Assisted Conversions, Top Paths First Interactions Conversions, Last Interaction conversions ecc…

Sarà quindi possibile incrociare i dati multi-channel, oltre che con altre metriche di GA, anche con dati di altre fonti e realizzare presentazioni, visualizzazioni e applicazioni ad hoc.

Changes to Yahoo! Web Analytics Offerings

Dopo un attenta valutazione, Yahoo! ha deciso di apportare modifiche significative al servizio Yahoo! Web Analytics con la dismissione del servizio per gli account analytics-only e la dismissione del network Yahoo! Web Analytics Consultant.

Il comunicato emesso ieri da Yahoo! recita che a partire dal 31 agosto 2012 i progetti esistenti di Yahoo Web Analytics saranno in modalità “read only”, con accesso ai soli dati storici per un periodo di due mesi. Si raccomanda quindi di rimuovere i tag dalle pagine a partire da quella data poichè non andranno più a popolare l’account YWA.

Se si desidera conservare i dati storici del proprio account, si consiglia di utilizzare la funzione di data export. A partire dal 31 ottobre 2012 infatti tutti i progetti di Yahoo! Web Analytics programmati per essere disattivati saranno spenti, sarà inoltre disattivato il Yahoo! Web Analytics Consultant Network per tutti gli utenti.

Nel 2008 Yahoo! aveva acquisito IndexTools per offrire web analytics e insight ai clienti small-medium business, in particolare per i clienti di Yahoo! Store, per permettere loro di vendere beni e servizi online in modo efficiente.

L’integrazione di Yahoo! Store con Yahoo! Web Analytics ha dimostrato di essere molto popolare, tant’è vero che oltre l’80% degli Yahoo! Store utilizza la piattaforma di analytics per ottimizzare la propria presenza online.
Il servizio rimarrà attivo per la community dei clienti Yahoo! Store e per un numero limitato di altri clienti non meglio precisati (si parla degli utenti di Right Media Exchange).

Google Content Experiments & Google Website Optimizer

Dal 1° Agosto 2012 non sarà più accessibile la versione stand alone di Google Website Optimizer, lo strumento free di Web Site Testing (A/B e Multivariati) di Google. Come già annunciato in precedenza infatti, il tool verrà incorporato all’interno di Google Analytics nella sezione “Esperimenti” del menu “Contenuti” (da qui il nuovo nome: Content Experiments).

Oltre alla nuova interfaccia, Content Experiments si differenzia da Google Website Optimizer:

    • permette di utilizzare i Segmenti Avanzati di Google Analytics per avere una visione più dettagliata delle performance relative alle diverse fasce di utenza;
    • richiede di inserire nuovo codice solo sulla pagina sotto test, le conversioni verranno registrate grazie al codice standard di GA;
    • il motore statistico dietro allo strumento è stato migliorato per raggiungere i risultati più velocemente e la visualizzazione delle alternative si basa ora su un’“Allocazione Dinamica del Traffico” che prevede che le varianti con performance migliori ricevano più traffico;
    • i risultati degli esperimenti non saranno disponibili per le prime 2 settimane (in modo da promuove la confidenza statistica) e i test privi di un vincitore verranno rimossi automaticamente dopo 3 mesi (per evitare il protrarsi di esperimenti poco efficaci).

Tuttavia per il momento il tool presenta ancora alcune forti limitazioni:

    • non è possibile impostare Test Multivariati;
    • gli A/B test funzionano esclusivamente tramite URL Redirect;
    • non si possono impostare transazioni eCommerce come Goal;
    • ogni esperimento può presentare al massimo 5 alternative (6 con l’Originale);
    • è possibile attivare al massimo 12 test contemporaneamente;
    • eventuali dati presenti nell’attuale interfaccia di GWO non possono essere importati su Content Experiments e andranno persi.

Google assicura ad ogni modo che stanno investendo risorse nello sviluppo di Content Experiments e che a questa prima versione del tool ne seguiranno altre più avanzate.

Google Analytics – Social Report Suite

Una prima versione del nuovo report dedicato ai social era stata mostrata in anteprima lo scorso settembre.

Quelli che all’epoca non erano altro che wireframe e schizzi e di progettazione, oggi stanno per diventare realtà: Google Analytics a breve includerà una suite di report per l’analisi dettagliata delle interazioni degli utenti attraverso i social network.
I report social forniranno le seguenti informazioni:
- Fonti social e pagine che ricevono traffico dai canali social;
- Analisi delle conversioni: sia last-interaction che assistite;
- Analisi delle attività e condivisioni attraverso i social plugins (solitamente i bottoni);
- Social navigation flow.
I report permetteranno di capire dove e come le persone interagiscono, quello che dicono e il loro comportamento in relazione alle conversioni.

L’integrazione di metriche web e social permetterà di osservare quali canali e quali strategie social producono il ritorno più elevato. Molti strumenti di social analytics si focalizzano sul listening o sul buzz, ma spesso non offrono indicazioni sul valore di business (conversioni, vendite) che gli investimenti sui diversi social riescono a generare.

Il report di overview della suite fornisce un’immediata indicazione grafica della distribuzione del valore monetario delle conversioni che coinvolgono fonti social (sia come ultima interazione che come conversione assistita).

Uno dei report più innovativi è quello definito “Activity Stream” (in italiano, “Flusso delle attività”) che mostra lo stream delle citazioni social che hanno portato traffico al sito. L’Activity Stream è disponibile solamente per i Social Network che hanno aderito al Social Data Hub (Google Plus, Blogger, WordPress, Delicious, Badoo, Disqus, Echo, Hatena e Meetup). Attualmente non è affatto scontata la presenza di Facebook (ampiamente il social network in grado di attirare la maggior parte del traffico) all’interno della lista dei Social Data Hub Partners.

All’interno di questo report è possibile visualizzare il commento e l’utente, ma anche seguirne l’eco sul social network, o le attività sviluppate a partire da quella pagina.

Si tratta di uno sviluppo particolarmente interessante, che coniuga la misurazione quantitativa di Google Analytics con l’analisi qualitativa dei commenti sui social network. All’interno della stessa applicazione è ora possibile visualizzare l’atteggiamento del pubblico nei confronti, per esempio, di un prodotto nuovo e il riscontro in termini di conversioni.

Goodbye Urchin Software

Urchin Software non sarà più disponibile per la rivendita attraverso i partner a partire dal 28 marzo 2012. Google sarà da ora in poi impegnata esclusivamente sullo sviluppo di Google Analytics.

Nato quasi quindici anni fa, Urchin Software è stato uno dei primi e, per molto tempo, uno dei più importanti tool di web analytics nel segmento small-medium, tanto che nel 2005 la società fu acquistata da una lungimirante Google, che successivamente lanciò la prima versione di Google Analytics.

Urchin Software aveva e ha tuttora un’ampia base di utilizzatori e trovava una sua nicchia di mercato soprattutto grazie alla formula OnPremise che garantiva il possesso dei dati nel proprio ambiente e un’analisi che giungeva ad osservare il comportamento del singolo visitatore.

Urchin Software sarà dunque dismesso e non saranno più rilasciate versioni aggiornate del software. Mentre in un primo momento Google aveva parlato di dismissione dello sviluppo e del supporto per Urchin Software, è in parte ritornata sui suoi passi rendendosi disponibile a sviluppare un programma di supporto per la riattivazione delle licenze in essere. La soluzione permette di generare riattivazioni automatiche per il prossimo futuro senza indicare una data di scadenza della licenza.
Allo stesso tempo, non verranno però più rilasciate versioni o patch e la soluzione di riattivazione automatica permetterà ai clienti esistenti di continuare ad utilizzare il prodotto a meno che o fino a quando le installazioni non diventeranno inutilizzabili eventualmente a causa di possibili incompatibilità con gli aggiornamenti dei sistemi operativi.
L’annuncio di Google non arriva inaspettato ma senz’altro le tempistiche di pubblicazione sono state poco felici, lasciando di fatto clienti e partner con una finestra di 75 giorni per decidere il da farsi sulle installazioni esistenti, sui contratti in chiusura ed eventuali piani di migrazione.

In merito alla migrazione e alla gestione dei dati questa risulta complessa e Google non ha ancora una proposta chiara e non ha messo in campo alcuna soluzione semplice, ma si dimostra aperta ai suggerimenti della comunità.
Il semplice export dei dati in formato .csv, .xls o altro formato, non appare essere una soluzione attuabile poiché vi sono così tante attività nel reporting che di fatto non possono essere replicate con gli attuali livelli di export capabilities. Ci si chiede se una parte del codice o del data model non possa essere eventualmente aperta per consentire un’esportazione su larga scala ad un livello prossimo al dato grezzo.

Cosa significa questo per i clienti esistenti e quali le opzioni? Le opzioni a oggi sono continuare ad utilizzare la versione di Urchin di cui si è in possesso, fare l’upgrade all’ultima versione la 7 per avere a disposizione quella più aggiornata, guardare ad altre opzioni. Sebbene Urchin non verrà dunque bloccato negli ambienti di produzione attuali, non vi saranno più aggiornamenti al software.

The Year In Web Intelligence: 2011

Tradotto da Joseph Stanhope, Forrester Research

Il 2011 è stato un anno particolarmente interessante per l’analytics community. Per questo non ho potuto resistere e ho colto l’occasione per riepilogare gli eventi e i trend più significativi che ho osservato nel corso dell’anno. Ho scelto alcuni argomenti che sono stati significativi nel corso del 2011 e che probabilmente avranno un impatto anche nel 2012:

1. Viene lanciato Google Analytics Premium. In settembre, Google entra nel mercato web analytics a pagamento con Google Analytics Premium. La nuova offerta ha portato le caratteristiche di Google Analytics (GA) a un livello superiore rispetto alla versione gratuita e ha introdotto alcune nuove opzioni nell’enterprise analytics quali potenza di calcolo, supporto e funzionalità di prodotto. In questo 2012 sarà interessante osservare come Google continuerà a sviluppare il programma GA Premium per restringere il divario con i concorrenti e fino a che punto sarà in grado di rifinire i modelli commerciali e di supporto.

2. Nuove release di prodotto dei principali vendor enterprise escono sul mercato. Il 2011 è stato un anno di major product updates per diversi vendor — in particolare Adobe SiteCatalyst v15, Google Analytics versione 5, IBM Coremetrics Web Analytics 2011 e Webtrends Analytics 10. Questi hanno rappresentato upgrade di prodotto significativi, in molti casi riguardanti l’architettura di back-end e il processing, le funzionalità e la user experience. Sono stato rincuorato dall’aver visto i principali web analytics vendors rifocalizzare i loro sforzi sullo sviluppo core e organico del prodotto e spero che mantengano lo stesso slancio anche nel 2012.

3. Il Tag management guadagna trazione. Il Tag management si sviluppa come tema a sé stante nel 2011 e cattura l’attenzione di vendor e utenti. Nuovi vendor stanno entrando sul mercato di gran carriera ottenendo fondi e vendor consolidati a livello enterprise si stanno muovendo ugualmente. Questo è stato un tema popolare lo scorso anno perché a livello commerciale la tecnologia di tag management si rivolge a un problema pervasivo e quotidiano e offre nuove interessanti possibilità per far sì che i processi di analytics diventino più efficienti e più efficaci. Il 2012 sarà un anno importante per il tag management visto che la tecnologia inizia a maturare e gli utenti accumulano esperienza nell’implementare e nell’utilizzare le soluzioni negli ambienti live di produzione.

4. Il Data warehousing è in cima alle priorità. L’esplosione dei volumi dei dati digitali e delle fonti è una lama a doppio taglio, il potenziale per sfruttare i dati per guidare le attività di marketing e la customer experience non è mai stato così grande, ma portare i dati in una posizione tale da supportare il business è una sfida enorme. Nel 2011, le problematiche di data management sono state un tema prioritario visto che gli utenti hanno preso nuovamente in considerazione i processi e le implicazioni tecniche associate alla raccolta, all’immagazzinamento e alla distribuzione dei dati digitali per l’analytics e il marketing hanno rappresentato una tendenza. Il diluvio di dati non scomparirà nel 2012 e mi aspetto che la discussione vada oltre il “big data” (nulla di nuovo…) per indirizzare i veri fattori che influenzano il digital data management (pensiamo alla diversità dei dati, alla velocità, all’integrazione, alla gestione a risparmio delle API), portando a nuove soluzioni proposte dai vendor, dai consulenti e dagli utenti più avanzati.

5. La Privacy è il tema caldo che tutti fanno finta di non vedere. La privacy del consumatore continua ad essere uno dei temi principali, sottoposto ad un esame continuo ed accurato dai principali mercati media, dai consumatori e dagli attivisti. Nel 2011, abbiamo visto alcune vampate di rabbia intorno alla raccolta e all’utilizzo delle informazioni riferite al consumatore, ciò ha messo in evidenza quanto fragile e polarizzata sia la situazione attuale e ha sottolineato quanto le implicazioni legali e di pubbliche relazioni riferite alla privacy debbano essere prese con serietà. L’intervento governativo nelle tematiche di privacy ha causato non pochi problemi negli USA, ma le nuove direttive dell’Unione Europea sulla privacy e la protezione dei dati — cioè la cosiddetta “cookie” law — sono state introdotte specialmente nel Regno Unito. Questi problemi non si risolveranno a breve. Nel 2012 sarà importante tenersi aggiornati sulla ratificazione e sull’applicazione delle regole EU e verificare se la legislazione sulla privacy dei dati trova adesione negli USA durante il lungo ciclo di campagna elettorale sia a livello statale sia a livello federale.

6. Il Mobile analytics si prende l’attenzione che gli spetta. Il 2011 è stato un anno importante per il mobile visto che il traffico e il reddito generate dal browsing mobile e dalle applicazioni mobile è balzato da valori minimali a strumento indispensabile per l’acquisizione e la customer loyalty. Il mobile non è per niente maturo, ma nel momento in cui si trasforma in grande business, le imprese iniziano a considerare l’analytics sul mobile seriamente. Il progresso è stato impressionante in un così breve lasso di tempo tant’è vero che più imprese prendono in considerazione una strategia di misurazione mobile upfront nel processo di sviluppo del mobile. Nel 2012 mi aspetto un aumento della sofisticazione – in particolare per le applicazioni – visto che metriche e indicatori chiave di performance maturano e gli utenti iniziano a fare un adattamento delle pratiche di ottimizzazione per i canali mobile.

7. Nasce il Data Scientist. Il diluvio di dati digitali ha messo a disposizione più dati che mai, ma sta spingendo le nostre capacità tecniche e analitiche ai loro limiti. Nel 2011, il bisogno di sfruttare appieno l’intero valore dei dati ha contribuito alla divulgazione del ruolo del data scientist. Un titolo lavorativo in passato osservato soltanto presso le più grandi organizzazioni pure play su Internet, i data scientist stanno diventando sempre più comuni in ogni tipo di organizzazione che condividono la medesima caratteristiche: montagne di dati inutilizzati ma preziosi. I Data Scientist — la descrizione precisa del ruolo è ancora soggetta al dibattito – utilizzano le loro competenze in tecnologia, analytics, advocacy e business per aiutare le imprese ad estrarre i dati per generare insight. In molti casi questo si erige sul set di competenze tradizionali del web analyst, ma non è limitato alla web analytics o al marketing. Visto che le organizzazioni continuano a formalizzare le loro risorse dirette a monetizzare i dati nel 2012, il ruolo del data scientist continuerà a crescere in popolarità.

8. L’Online testing mantiene il suo slancio. Questo è un trend che si mantiene dal 2010 e che non ha visto segnali di diminuzione lungo il 2011 e nemmeno entrando nel 2012, visto che vendor quali Monetate e Maxymiser continuano a ricevere attenzione e a ricevere fondi da investitori privati per inseguire il mercato enterprise. Imprese quali Optimizely e Wingify continuano a innovare sull’usabilità e la semplicità di deployment alla ricerca della democratizzazione del site optimization. Credo che l’online testing sia ancora sottoutilizzato dalla maggioranza delle imprese, per cui c’è ampio spazio di crescita ma sarà interessante vedere come la storia si svolgerà nel 2012 con lo spostamento dall’adozione alla maturità e lo scalare dei programmi di ottimizzazione oltre all’evoluzione dei casi d’uso come il targeting.
Questo è ciò che ho visto nel 2011, ma di certo non posso pretendere di avere creato una lista complete ed esaustiva. Cosa vorreste aggiungere voi? E come pensate che gli 8 temi da me proposti si declineranno nel corso del 2012?



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